{"id":2405,"date":"2015-11-05T00:20:53","date_gmt":"2015-11-04T23:20:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/?p=2405"},"modified":"2015-11-05T00:21:03","modified_gmt":"2015-11-04T23:21:03","slug":"gossensas","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/gossensas\/","title":{"rendered":"Gossensas"},"content":{"rendered":"<p>Gossensass &#8211; Sud Tirol &#8211;  29 Gennaio 1956<\/p>\n<p>Qualche settimana fa percorrevamo la strada provinciale che collega Smiljan  a  \u0160tirovaca in Croazia. Io e il mio compagno di viaggio, provenivamo dalla  casa natale del Professor Poropat.  Quelli che tutti chiamano La foresta pietrificata, e che si incendi\u00f2 circa 50 anni fa. A seguito del rogo  mor\u00ec il professore, il suo assistente e il suo progetto.  Avevamo percorso gli ultimi  30 km di curve, adagiati dentro una gola morenica, di minacciosa e brutale apparenza. A quel punto ci volevamo orientare, ma soprattutto  dovevamo passare la notte in qualche luogo caldo e riparato.<\/p>\n<p>Lontano verso l\u2019uscita di quel budello, vedemmo un bagliore elevarsi nel cielo  e diventare sempre pi\u00f9 vasto. Prometteva solo una cosa  breve. Neve.<\/p>\n<p>Appena la strada si apr\u00ec completamente a quella luce, trovammo un\u2019ampia  curva spiegata sulla destra. Parcheggiammo sul lato sinistro della stessa, osservando il panorama notturno sottostante. Disposto sotto la fine del declivio nel quale eravamo fermati, un paese con una piazza al centro.  Fortemente illuminata. Al centro c\u2019era il tendone di un circo a strisce color verde petrolio e crema. Una lunga fila di persone in piedi, si snodava davanti all\u2019entrata sul lato sinistro dello stesso, nella paziente  attesa di entrare.<\/p>\n<p>Inforcai la macchina fotografica, cambiai l\u2019obiettivo, mi accomodai  con tutta calma sul ciglio di quella visione per osservarne l\u2019intestino. Ora potevo vedere in maniera pi\u00f9 ravvicinata, che  una donna sembrava conversare con il primo di quella fila, in  modo a tratti affabile e in altri meno. Esattamente sul lato opposto all\u2019entrata del tendone, un cane saltellava attorno ad un gruppetto di bambini che sollevavano il telo per entrare ed uscire eccitatissimi.<\/p>\n<p>Mentre con un occhio cercavo di valutare  cosa  sarebbe venuto, se avessi scattato  le ultime immagini di quel rullino da quella distanza,  l&#8217;altro  cercava disperatamente  per l&#8217;ennesima volta l&#8217;inutile  complicit\u00e0  del mio compagno di viaggio.  Max !&#8230;&#8230;.Maaax !!&#8230; chiamai due volte,  forse quattro  e sempre pi\u00f9 forte. Storcendo la bocca, e sputando seccato, distolsi lo sguardo dal mirino  e lo vidi dormire in macchina con la sigaretta pencoloni.  Mi rincuorai  che non avesse visto niente , ne che dovessi per quello, convincerlo di qualcosa.<\/p>\n<p>Rimontai in macchina e gli dissi seccato, spostati di l\u00e0 , che guido io.  Scivol\u00f2 lemme verso il sedile di destra e riprese la sua fatica. Con poche mosse, riposi  la borsa della macchina fotografica  sul sedile di dietro e ingranai la seconda. Un piccolo strattone,  e la nostra Citroen gliss\u00f2 silenziosa in discesa verso la meta circense, mentre lui precipitava. In folle.<\/p>\n<p>Non intendevo metterlo al corrente del programma che si stava delineando. Anzi il  desiderio di abbandonarlo finalmente al suo destino era cosa fatta.  Ero certo  saremmo arrivati pari pari di fronte a quella fila in attesa di entrare. La strada naturalmente ci port\u00f2 a quella piazza, e ai vicoli che la circondavano. Decisi di lasciarlo in macchina e andare in perlustrazione.<\/p>\n<p>Pensai al suo ipotetico risveglio. Adorai l\u2019idea che si sarebbe anche potuto spaventare non trovandomi, ricevendo una fragrante   benedizione. Ci riservavamo spesso  scherzi  di questo tipo a vicenda. A volte anche pi\u00f9 amari.<\/p>\n<p>Accompagnai dolcemente la portiera della macchina per non svegliarlo, e all\u2019ultimo la spinsi deciso con il sedere, senza fare rumore. Per completare l&#8217;opera, lo chiusi dentro a chiave e lo lasciai l\u00ec. Imboccai il primo vicolo che mi si par\u00f2 davanti. In fondo vedevo il telone gonfiarsi, e il gioco dei lampioni sul tessuto.  Ad aumentare la mia curiosit\u00e0,  ci si mise il gracchiare di un altoparlante. Qualche colpo amplificato copriva le urla e il vociare della piazza.<\/p>\n<p>Arrivato sulla cantonata,  vidi un tappeto di volantini bianchi  a terra che a tratti si alzava riottando nell\u2019aria, punzecchiato da folate di gelo e mischiandosi ai primi  silenziosi fiocchi di neve. E ancora non avevo capito dove ero. Mi chinai, ne raccolsi  uno e sul fronte retro trovai scritto quanto segue.<\/p>\n<p>Il dottor Caligari  vi invita ad esplorare la sua collezione di creature insolite. Dalle ore 19.  In caso di neve o pioggia l\u2019apertura del bestiario non verr\u00e0 rimandata. Ingresso: un marco. <\/p>\n<p>Stropicciando il foglio in mano, incominciai a fotografare la scena che vedevo davanti ai miei occhi. Appena svoltato il lato oblungo del tendone, mi apparve la fila che avevo visto dall\u2019 alto del colle sovrastante.  Deciso, mi diressi verso il suo silenzioso e composto inizio. Avevo pochi metri per vantare un balla e maritarmi con l\u2019entrata, scavalcando l\u2019 attesa di tutti. Madame era di spalle, e sembrava aver ormai fatto amicizia con il primo di quella, che vista da vicino, sembrava essere una fila interminabile. Ieratica ed algida. Gonna nera a palle bianche. Corpetto bianco a palle nere. Una candida  stola di coniglio. L\u2019incarnato del collo leggermente scoperto. Tacchi neri alti.<\/p>\n<p>Puntai deciso verso di lei. Dovevo entrare a tutti i costi prima di tutti. Mentre le guardavo ipnotizzato le spalle e la crocchia di capelli bianchi annodati da un diadema, mi abbarbicavo per cercare una scusa degna di quel nome.  Avrei risolto tutto nel momento in cui avrei aperto bocca. La conversazione con il  primo della fila si interruppe, e  quello vedendomi ormai prossimo e deciso, si azzitt\u00ec. Strattonai la gola quasi a schiarirmi la voce, e  quando mi trovai  ad un passo dal suo collo di lapin, percepii che era  intriso da una greve nube di violetta di Parma.<\/p>\n<p>Tenevo la macchina al collo, e quando lei si gir\u00f2, avevo gi\u00e0 pronto in mano il biglietto da visita. L\u2019 apostrofai con un pessimo gramelot.<\/p>\n<p>Fraulein Caligari I suppose\u2026<\/p>\n<p>Lei mi guard\u00f2 indispettita perch\u00e9 il mio tentativo di saltare la fila era evidente, patetico,  tanto quanto insindacabile. Accenn\u00f2 un sorriso beffardo perch\u00e9 avevo mischiato due lingue, simulando una profonda e voluta ignoranza. Ma quando vide la tracolla della macchina fotografica e lesse sulla mia carta da visita che ero l\u2019inviato del S\u00fcddeutsche Zeitung, cambi\u00f2 registro. Le chiesi cortesemente il permesso di entrare per dare un occhiata  prima dello spettacolo alle sue \u201cfamose creature\u201d . Mi  scusai  per  il ritardo, e mentendo vergognosamente, le feci notare che venivo da Gossensass apposta, e che ero un fotografo  di madrelingua Italiana.<\/p>\n<p>Lei sospese lo stupore. Gir\u00f2 e rigir\u00f2 il biglietto da visita, quasi vedesse  che in tasca ne avevo  30 di tipi diversi a seconda di chi dovessi infinocchiare. Una folata improvvisa le alz\u00f2 il corpetto di coniglio, sbattendole un  lembo violentemente nel viso. Fu un attimo decisivo, mentre il primo della fila sembrava volesse mangiarmi. Indispettita, rivolse a me in un pallido italiano, le uniche parole di risposta che ebbi da lei, e che non ricordo.<\/p>\n<p>Con un largo gesto del braccio destro mi indic\u00f2 la via per entrare, e mi concesse mezz\u2019ora di tempo per fare i miei scatti. Con la coda dell\u2019 occhio, seguitava a rileggere la mia carta da visita, non riuscendo ancora a capire come l &#8216;avessi fregata.  La ripose con un gesto di esasperata e obsoleta eleganza, tra i seni ormai vizzi.<\/p>\n<p>In poco di pi\u00f9 di venti minuti ero uscito da un incubo, avevo mollato  il tedio  del  mio compagno  di viaggio, ero entrato da solo nel tendone in cui di fatto non sapevo cosa si celasse, lasciando che tutto potesse accadermi. Tracimai.<\/p>\n<p>Percorsi quasi volando il corridoio di legno e vetro che portava verso il centro della struttura. Al suo centro, imponente e sgangherato, si ergeva un vagone delle ferrovie statali Polacche.  Era stato piantato nel bel mezzo del tendone, ed aveva le ruote bloccate  da pesanti e fragranti zeppe di cipressi d\u2019Aleppo. Il cui odore  era talmente forte da far pensare di essere entrati in una segheria.<\/p>\n<p>Sentivo una corrente di aria  calda venirmi incontro. Vidi da lontano, il Dottore andare verso l\u2019uscita in maniera frettolosa, ed in direzione opposta alla mia. Mi scrut\u00f2, ma capii che aveva di meglio da fare e probabilmente aveva dedotto che se ero l\u00ec, era perch\u00e9 qualcuno mi aveva fatto passare. E tutto volevo meno che parlare con lui. Salii  tre gradini che portavano ad una pedana di accesso al vagone. Alla fine di quella, fatti altri  due passi, ero di fronte alla tenda di entrata.  Oltrepassata la quale, mi accolse una folata di aria calda e umida. Ai  miei occhi  si svel\u00f2 una serie infinita di teche, di obl\u00f2 immersi in una silenziosa e totale oscurit\u00e0 ed illuminate dal loro interno. Erano abitate da oggetti e da insolite creature di rara e inquietante bellezza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_5193dp.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_5193dp-300x199.jpg\" alt=\"PAO_5193dp\" width=\"300\" height=\"199\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-978\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_5193dp-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_5193dp-1024x681.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_4247dp.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/PAO_4247dp-300x228.jpg\" alt=\"PAO_4247dp\" width=\"300\" height=\"228\" 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