{"id":2195,"date":"2015-01-10T09:57:43","date_gmt":"2015-01-10T08:57:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/?p=2195"},"modified":"2015-04-09T17:22:04","modified_gmt":"2015-04-09T15:22:04","slug":"lo-sciamano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/lo-sciamano\/","title":{"rendered":"Lo sciamano"},"content":{"rendered":"<h3>Quando, sul finire dell\u2019anno, mi fu proposto di andare in montagna, sulle prime ero veramente indeciso. Poi ad un tratto, mi era balenata in testa la parola Ent.<br \/>\nPur sapendo che non si trattasse di veri Ent, l\u2019associazione successiva fu quella degli uomini vestiti di erba, della comunit\u00e0 Ladina. Il terzo e finale step, fu collegare tra loro quelle chiamate, e unendole scoprii il carnevale Ladino. Si celebra proprio in Trentino dove mi dovevo recare, e si nutre di questi personaggi. Uomini alti vestiti di muschio, si erano improvvisamente affacciati nella mia testa, misti a ricordi e sensazioni di magie malvagie, benevole e silvestri, di un racconto di Buzzati. Ma sono sicuro che ci fosse anche dell\u2019altro. La chiamata era fin troppo evidente perch\u00e9 io vi rinunciassi.<br \/>\nDecido di unirmi al gruppo e di partire. E di non raccogliere altre informazioni, lasciando al caso il resto. Questo \u00e8 il resoconto.<\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/j.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2199\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/j-300x199.jpg\" alt=\"j\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/j-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/j-1024x681.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/j.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><em>Un viaggio riposante e un arrivo al mattino, senza particolari eccitazioni.<\/em><br \/>\n<em> Mentre il gruppo che accompagnavo si precipita sui campi da sci, scelgo di andare in alto fin dove la luce del giorno mi potesse consentire di fotografare e ritornare in tempo per la cena.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Scorgo sulla sinistra della strada che mi porta al passo, un fiume adagiato in una forra scura e gelida. Un imperativo fermarsi. Accostata la macchina con due ruote nella neve e due sull\u2019asfalto, scendo a fotografare il ghiaccio con la parola ENT in testa.<\/em><br \/>\n<em> Poi al Lago di Carezza coperto di ghiaccio anch\u2019esso. Decido che quello potrebbe essere il posto dove fare le foto notturne, luna piena volendo. Torno a valle che ormai \u00e8 buio con la sensazione di aver afferrato poco.<\/em><br \/>\n<em> Ci dormo su, e la mattina dopo, mentre il gruppo va a sciare, zaino in spalla chiedo al tipo della reception dell\u2019 Hotel, se sa indicarmi qualcuno che produce maschere di legno.<\/em><br \/>\n<em> Mi dice che devo andare al museo delle tradizioni Ladine. Lass\u00f9, in alto al paese, spiegandomi la strada su una cartina. Camminata di 2 km.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Il museo \u00e8 recente. Molto bello. Cerco di attaccare discorso con il bigliettaio che non mi considera. Tutti i reperti esposti, i vestiti, le maschere, gli attrezzi, i mobili, emanano una magia particolare almeno per me che cerco i miei link interiori.<\/em><br \/>\n<em> All\u2019ultimo piano nascosto dietro una parete di cartongesso, trovo a sorpresa il Salvan \u2026 l\u2019 Ent.<\/em><br \/>\n<em> Interamente ricoperto di muschio secco, naso e viso pronunciati, che nel ricordo somiglia ad una composizione dell\u2019 Arcimboldo, mi pare, mi fa capire, che non sono arrivato fin li per caso.<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2984.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2204\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2984-300x189.jpg\" alt=\"Il salvan\" width=\"300\" height=\"189\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2984-300x189.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2984-1024x645.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2984.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><em>L\u2019ostacolo evidente a quel punto, diviene trovare qualcuno che produce le maschere. Scendo di nuovo all\u2019ingresso per uscire, e i bigliettai sono diventati due. Uno giovane, l&#8217;altro pi\u00f9 vecchio con faccia da sindacalista.<\/em><br \/>\n<em> Mi complimento per il museo. Ma, non \u00e8 loro e quindi, non gliene importa nulla.<\/em><br \/>\n<em> Alla mia domanda su chi produce le maschere, mi dicono di andare gi\u00f9 in paese dove ci sono i negozi di souvenir.<\/em><br \/>\n<em> Mi sto per arrabbiare, e dico al giovane, che se prova ad ascoltarmi forse comprende la mia richiesta. Stizzito, mi risponde che le maschere le fanno a Penia, pochi km lontano. Corro in albergo prendo la macchina e vado a Penia. Entro nel bar che mi \u00e8 stato indicato.<\/em><br \/>\n<em> Penso, se prendo qualcosa, magari, saranno contenti di darmi qualche informazione.<\/em><br \/>\n<em> Mentre sto per chiedere alla signora di farmi un caff\u00e8, noto su un lato un tavolo con tanta insalata, un vecchio e i due nipoti che si sono messi a tavola per il pranzo. Mi coglie una nostalgia infinita, per ci\u00f2 che di pi\u00f9 caro esiste. Chiedo alla signora se posso mangiare anche io e che non voglio pi\u00f9 il caffe. Rimango in disparte per poterli guardare, e a distanza mangiare con loro.<\/em><br \/>\n<em> Sono seccato di apparire come un turista per l\u2019ennesima volta. La sala \u00e8 vuota, tranne una donna sulla quarantina, che sola come me, ascolta la musica in cuffia.<\/em><br \/>\n<em> Pochi km pi\u00f9 in l\u00e0, la gente si massacra per prendere lo skilift. Mentre mangio, cerco con gli occhi tracce di maschere, ma non ne vedo. Forse ho sbagliato posto. Alla fine deciso mi avvicino al bancone e chiedo informazioni. La signora mi dice che quelli che fanno le maschere lavorano tutti negli impianti di risalita, e che non trover\u00f2 nessuno a casa, fino a sera\u2026 Buco nell\u2019acqua.<\/em><br \/>\n<em> Esco per fare due passi, e divento all\u2019improvviso, quello che era entrato poco fa, nel bar alle mie spalle.<\/em><br \/>\n<em> La signora che stava al tavolo di fronte, uscita anche lei, mi indica la casa di uno che fa le maschere..<\/em> <em>Andrea il pi\u00f9 bravo. Abita nella casa celeste alla fine del paese. Arrivo fin l\u00ec dopo aver attraversato l\u2019antico borgo, e non trovo nessuno. Vedo una cantina aperta, dalla quale esce il fumo dello stallatico. Qualcuno spala dentro. Busso e propongo la stessa domanda.<\/em><br \/>\n<em> Mi dice di andare a trovare Enzo che sta in quella casa laggi\u00f9, vicino al ponte di legno sul canale, oppure da Andrea in piazza a Canazei, di fronte a San Floriano.<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/d.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2205\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/d-300x189.jpg\" alt=\"d\" width=\"300\" height=\"189\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/d-300x189.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/d-1024x645.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/d.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><em>Vado da Enzo, suono al portone, risponde al citofono e mi butta gi\u00f9 senza attendere che io riesca a dire qualcosa di convincente.<\/em><br \/>\n<em> Non so cosa fare, se suonare di nuovo, o attendere o andare via. All\u2019improvviso si apre il portone dello stabile, e si affaccia un uomo minuto e appuntito come una matita. Si appoggia allo stipite della porta a braccia conserte, con il fare di uno che vuole provocare. Solo allora capisco di essere su una strada complicata e piena di prove da superare e mi chiedo, perch\u00e9 dovrebbe essere diversamente.<\/em><br \/>\n<em> Gli dico che sono un fotografo, e lui mi dice, ah\u2026lo so bene! Senza accennare un sorriso. Venite tutti da me, prosegue, che sono il presidente dell\u2019 associazione delle maschere, ci chiedete di fare le foto e poi scomparite. Uno, lo scorso anno, aggiunge strafottente, \u00e8 venuto, ci ha fatto le foto e poi ha mandato qualche scatto, e ci ha detto che se volevamo il resto, le dovevamo pagare. Questa l\u2019ho gi\u00e0 sentita\u2026.<\/em><br \/>\n<em> Poi mi dice, che ora le maschere non si possono vedere, perch\u00e9 sono tutti al lavoro, e che se voglio, torno nel periodo di carnevale. E due.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Gli spiego, quasi con reverenza, che sono venuto l\u00ec per via della luna piena di domani e che a carnevale non so se potr\u00f2 tornare..<\/em><br \/>\n<em> Ci scambiamo i numeri, abbozzo delle scuse a nome della categoria. Me ne vado da Andrea.<\/em><br \/>\n<em> Fatto qualche chilometro, mentre cercavo di ricordare una casa che avevo visto all\u2019andata tutta circondata da tronchi di legno, suona il telefono. Il presidente dell\u2019associazione delle maschere di Penia, si era reso conto di avermi trattato male e mi vuole regalare un bel libro. Torno indietro, perdo la casa che volevo fotografare, e una volta ritirato il bel volume, ringrazio e vado da Andrea.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Ricordo solo il nome della chiesa. Parcheggio lontano e vado a piedi.<\/em><br \/>\n<em> E\u2019 gi\u00e0 pomeriggio inoltrato. Lungo il cammino, una famiglia di napoletani mi ferma nei pressi di un giardino, in cui sono esposte delle opere artigianali in rame battuto e rivettato.<\/em><br \/>\n<em> Si tratta per lo pi\u00f9 di \u201ctabernacoli\u201d pagani, in cui sono raffigurati in maniera ossessiva animali in prevalenza galli e uccelli. Nella parte bassa ci sono delle macabre teste di bambola inserite sul corpo anch\u2019esso fatto di rame. Appaiono essere dei pupazzi, simili a delle macumbe, pi\u00f9 che a dei figuranti, o<\/em> <em>Lari. Credono i napoletani, che io sia l\u2019autore di quella roba, e mi chiedono i prezzi. Mi hanno gi\u00e0 seccato.<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3021.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2206\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3021-300x199.jpg\" alt=\"LRS_3021\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3021-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3021-1024x681.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3021.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><em>Rispondo in inglese che non parlo italiano. Arrivo alla chiesa e il negozio che cercavo, \u00e8 chiuso.<\/em><br \/>\n<em> Scorgo sul lato opposto un ragazzo sulla trentina. E\u2019 molto alto. Indossa dei pantaloni di fustagno nero, di almeno due misure pi\u00f9 grandi, e con una banda laterale ancor pi\u00f9 nera.<\/em><br \/>\n<em> Gli occhi cerchiati da un incarnato pi\u00f9 chiaro. Come di chi sia solito proteggersi gli occhi, dal sole montano. Mani affusolate lunghissime. Un corpo e una ossatura esile e ciondolante, dentro vestiti grandi il doppio. Leggermente incurvato sulla schiena, tale da farlo sembrare quasi figlio di vecchi.<\/em><br \/>\n<em> Lo apostrofo da lontano, mentre deciso sta per entrare nella porta di un albergo.<\/em><br \/>\n<em> Mi guarda mentre seguita a salire quei pochi gradini che parano all\u2019albergo, di cui ho capito, \u00e8 il portiere. Mi fa cenno di avvicinarmi e di entrare e di seguirlo. Gli spiego cosa sto cercando. Mi dice senza parafrasare, di non andare da Andrea perch\u00e9 fa roba dozzinale, ma da Claus Soraperra.<\/em><br \/>\n<em> Il nome mi piace, anche se so che non lo ricorder\u00f2 con facilit\u00e0. Mi spiega pazientemente, dove trovarlo e me lo scrive su una cartina, e mi da anche il suo numero nel caso io abbia problemi a trovarlo. Attraverso tutto il paese indeciso, se seguitare a dare retta a quella catena di<\/em><br \/>\n<em> Sant\u2019 Antonio, o riconoscere che sto perdendo il mio tempo sapendo per giunta, di potermelo permettere. Gli unici 4 giorni di vacanza, in un anno intero.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Aiutato dalla cartina arrivo a casa di Claus. La casa \u00e8 tutta affrescata esternamente. Sono affreschi recenti che mostrano il pap\u00e0 di Claus, raffigurato insieme ad un noto fotografo delle Alpi, tale Dantone.<\/em><br \/>\n<em> Il primo che immortal\u00f2 queste montagne, su lastre fotografiche di vetro.<\/em><br \/>\n<em> Dopo un periplo di scale, una ragazza mi apre la porta affacciata su odori di porri a bollore, e mi riporta di sotto, dove si trova la cantina di Claus. Questi \u00e8 il figlio di un padre, famoso scultore locale, il quale mi dice che lo stesso, si \u00e8 gravemente ammalato.<\/em><br \/>\n<em> E\u2019 tornato dall\u2019ospedale il giorno prima, e non vuole vedere nessuno.<\/em><br \/>\n<em> Gli spiego che non voglio disturbare, e il motivo della mia richiesta. Faccio uno sforzo ancora, cercando di aprire uno spiraglio circa le mie intenzioni, e gli spiego che fotografo nelle notti di luna piena, e che avrei bisogno di una bella maschera da utilizzare stanotte.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Come folgorato, zittisce e quasi toccandomi con la mano, e tenendo il braccio teso, sospendendo per qualche secondo il dialogo. Puntandomi l\u2019indice, come mi conoscesse da una vita, mi dice, che la persona giusta \u00e8 Fulvio. Abita nel paese dove sono alloggiato. O almeno molto vicino. Mi dice che Fulvio, \u00e8 uno sciamano. Un personaggio del posto, e di chiedere all\u2019albergo dove sono ospite affinch\u00e9 qualcuno, mi possa indicare dove vive, perch\u00e9 lui non lo sa.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Incomincio a nutrire qualche speranza, e al tempo stesso mi sento carico di quella stanchezza che partoriscono, a volte, i dubbi. Come se stessi forzando la mano. Decido che dopo il prossimo passo, mi fermer\u00f2 qualsiasi esito negativo, mi avesse dato la ricerca. E\u2019 ormai notte. Fila lunghissima di macchine per ritornare in albergo.<\/em><br \/>\n<em> Arrivo che gli sciatori sono rientrati. Prima di salire in camera vado dal direttore dell\u2019albergo, ringraziandolo per avermi indicato il museo quella mattina, e che quel primo passo mi aveva infine condotto a casa di Claus, ed \u00e8 sottointeso che, ora stava a lui girare l\u2019ultima carta.<\/em><br \/>\n<em> Dal mio sguardo capisce che deve farlo subito e non domani mattina. Mi conferma che Fulvio lavora alle funivie, ma a quest\u2019ora sicuramente lo trovo a casa. Ci vada direttamente, mi suggerisce. Preferirei chiamare, gli rispondo, visto che mi ero imposto di non proseguire di fronte a qualsiasi esito negativo. La telefonata avrebbe potuto lasciare aperto qualche varco.<\/em><br \/>\n<em> Cerca il numero. Mentre parla, non posso fare a meno di pensare, che sta li in quell\u2019ufficio dal mattino alla sera, e che \u00e8 pieno di tic. Mi fa venire voglia di imitarlo, o almeno di provarci una volta in macchina o in camera. Per capire cosa si prova.<\/em><\/h3>\n<h3><em>Mi scrive il numero, ma \u00e8 mancino. Alcuni numeri sono scritti male e una volta provato a chiamare mi dice che il numero \u00e8 inesistente.<\/em><br \/>\n<em> Sono sul letto scoraggiato. Ormai sono le 18. Chiedo ad uno del gruppo, se mi accompagna a casa del tipo.<\/em><br \/>\n<em> Se qualcuno, lungo la strada, mi desse delle indicazioni a voce, sicuramente non capirei.<\/em><br \/>\n<em> Ho problemi di memoria, e la mia breve, \u00e8 anche pi\u00f9 corta. Poi non ho pi\u00f9 gli occhiali e non ci vedo di notte. Uno di loro decide di accompagnarmi e di guidare. Accende il navigatore, ma non trova la strada. Penso tra me, che di sicuro ci sar\u00e0 qualcuno che a quest\u2019ora, porta a fare la pip\u00ec al cane. Appare a pochi metri una donna con un lupo al guinzaglio. Accostiamo e le chiedo se cortesemente, mi sa indicare la casa di Fulvio. Quello che fa le maschere. Mi indica quella finestra li\u2026 quella accesa. Non ci vedo, ma la vedo appannata, a poche decine di metri. Suggerisco a chi mi accompagna di accostare e di aspettarmi in macchina, e che poi lo avrei fatto entrare ad un mio segnale.<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2959.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2207\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2959-300x199.jpg\" alt=\"LRS_2959\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2959-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2959-1024x681.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_2959.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><em> Penso che non ci si presenta sul far della notte, in due, a casa di sconosciuti. Suono.<\/em><\/p>\n<h3>\n<h3><em>Mi viene detto al citofono, stravolto da sinistri sfrigolii elettrici, di entrare e accomodarmi. Varco in un ingresso angusto, dai soffiti bassi e le cui pareti sono avvolte da decine e decine di pietre e di minerali. Un grosso baule di legno, chiuso con un lucchetto sulla destra, e dei gradini sulla sinistra, costruiti con sassi di fiume.<\/em><br \/>\n<em> Dall\u2019 alito caldo della scala, proviene un ciabattare in discesa, anticipato da un urlo..Arrivo !<br \/>\nCompare davanti a me un omino basso con dei lunghi baffi e pizzetto che ricordano Asterix. Rosso in viso e la cima della testa bianca. Tipica colorazione di chi sta tanto al sole con un berretto. Dentro una voce mi dice \u2026 ci siamo.<\/em><br \/>\n<em> Gli spiego il motivo della mia visita. I suoi occhi si illuminano, e mi apre un baule pieno di maschere. Mi scuso per l\u2019orario e gli dico che fuori qualcuno mi aspetta in macchina e che non vorrei fargli perdere tanto tempo. Mi dice di chiamarlo e di farlo entrare.<\/em><br \/>\n<em> Andiamo tutti nel suo laboratorio pieno di ciocchi di cirmolo. Sgorbie, scalpelli e trucioli. Qualche figura abbozzata. Vorrei fermarmi a lungo.<\/em><br \/>\n<em> Poi via nella cantina, dove tiene i diavoli vicino alla caldaia.<\/em><br \/>\n<em> Per ultimo in cima alla scala, appesa ad un chiodo, la maschera di uno sciamano con la testa piena di piume di fagiano.<\/em><br \/>\n<em> E\u2019 lui. Ma ancora, non oso chiedere. Ci porta di sopra, dove probabilmente vuole sentirci parlare e guardare negli occhi.<\/em><br \/>\n<em> Si entra in una stanza tutta foderata di legno e di affreschi su legno. Dietro la porta una stufa di terracotta grossa quanto un armadio. Si scoppia di caldo.<\/em><br \/>\n<em> Gli spiego che fotografo spesso nelle notti di luna, e che sono alla ricerca di qualche artigiano del luogo, che mi possa prestare una maschera per fare degli scatti. Lui stesso, per me sarebbe stato giusto per le mie foto, e gli chiedo di scusarmi per la stranezza delle mie richieste.<\/em><br \/>\n<em> Mi risponde che in ci\u00f2 che chiedo, non c\u2019\u00e8 nulla di strano. Anzi.<\/em><br \/>\n<em> Dimostra di sapere perfettamente, cosa mi piace e cosa no, tra le maschere che avevo visto.<\/em><br \/>\n<em> Si alza e prende lo sciamano.<\/em><br \/>\n<em> Poi mi dice: il bastone intagliato che hai visto di sotto non lo vuoi vero ? Si.. non mi piace rispondo\u2026 \u00e8 troppo elaborato tanto che mi pare finto. Hai ragione, mi dice, anche a me non convince. Sapeva gi\u00e0 tutto. Prende uno scatolone, ci mette dentro lo sciamano e la faccia di radici con una pelle di volpe .<\/em><br \/>\n<em> Riportamele domani sera a quest\u2019ora.<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3067-copia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2208\" src=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3067-copia-300x199.jpg\" alt=\"LRS_3067 copia\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3067-copia-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3067-copia-1024x681.jpg 1024w, http:\/\/www.larecherchestudio.com\/lr\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/LRS_3067-copia.jpg 1400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h3>Ricordo che uscimmo da casa di Fulvio, per tornare in albergo, che era ora di cena. Sopra di noi, un cielo in transito e un infinito alternarsi, di nuvole e pallori. Dopo cena, andammo a fare le foto, all\u2019inizio sotto la pioggia, e poi salendo fino a 1700 mt al Passo di Carezza, sotto folate di vento gelido misto a neve, e improvvise schiarite che facevano correre le nuvole stracciandole sulle creste.<\/h3>\n<h3>La sera successiva, tornai alla stessa ora del giorno prima, a riconsegnare le maschere.<br \/>\nGli feci vedere gli scatti della sera precedente, e ne rimase colpito. Mi disse di sentirsi poco bene, e mi chiese, se fossi in grado di camminare per un\u2019ora nel bosco. Risposi, che se non si sentiva bene, avremmo potuto rimandare tutto, alla prossima volta.<br \/>\nAllora cominci\u00f2 a raccontarmi di tutti i posti magici dei dintorni, dove saremmo potuti andare.<br \/>\nPresi nota.<\/h3>\n<h3>Alla fine, prima di lasciarci, ricordo mi chiese cosa io avessi sognato la notte precedente. Nessuno di noi era stupito.<br \/>\nGli dissi di aver sognato 10 navi che erano in fila, in attesa di  attraccare al porto della mia isola.<br \/>\nSu di una, la prima, c\u2019era mia figlia che non vedevo da tanto. Era dentro un sanatorio abbandonato, e la stavano per dimettere. Era guarita. Poi ci fu una seconda parte del sogno che non riuscii a raccontare.<br \/>\nMi disse che le dieci navi, erano novit\u00e0 in arrivo e che non sapeva se fossero buone o cattive.<br \/>\nCi lasciammo con la promessa di ritrovarci presto. Quando la betulla avrebbe cambiato la corteccia.<\/h3>\n<h3>La prima volta che andai lass\u00f9, avevo 17 anni. Con il Club Alpino.<br \/>\nAvevamo le calze di lana lunghe fin sotto il ginocchio, sempre coperte di neve ghiacciata, che mettevamo ad asciugare sui caloriferi, insieme alle bucce di arancia.<\/h3>\n<h3>E scarponi, pieni di grasso di foca.<br \/>\nMia madre, si era fatta prestare per me, i calzoni da sci perch\u00e9 non potevamo comprarli.<br \/>\nDi quelli che avevano una fascia elastica che correva sotto la pianta del piede.<br \/>\nUna notte, per gioco, facemmo una seduta spiritica, e mi spaventai.<br \/>\nRicordo che era una notte di luna come quella, e che ad un tratto scappai, e abbandonai il tavolo.<br \/>\nAvevo &#8220;chiamato&#8221; mio padre, e mi aveva parlato. Era morto da tre anni. Seduto in quel largo vano che, nelle case di malga separa le finestre di dentro da quelle di fuori, guardavo la valle sottostante sbandare, in qua e in l\u00e0 sotto la luce lunare.<br \/>\nQualcuno mi teneva da dietro, stringendo il diaframma. Forse era mio fratello. Svenni.<\/h3>\n<h3>larecherchestudio.com \u00a9 2014<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando, sul finire dell\u2019anno, mi fu proposto di andare in montagna, sulle prime ero veramente indeciso. Poi ad un tratto, mi era balenata in testa la parola Ent. Pur sapendo che non si trattasse di veri Ent, l\u2019associazione successiva fu quella degli uomini vestiti di erba, della comunit\u00e0 Ladina. 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